ANDATE AVANTI CON LA RICERCA E NON DISPENSATE FALSE SPERANZE

L’appello  dell’Associazione Ciclamino

“Non date false speranze ai parenti dei malati di Alzheimer,

ma continuate a ricercare senza sosta  per dare risposte concrete”

La ricerca è fondamentale per raggiungere risultati accettabili nella cura della malattia di Alzheimer che colpisce in Italia 1 persona su 8. Numeri impressionanti a cui tutti noi dobbiamo pensare con grande preoccupazione. Della malattia non si conoscono le cause, si fanno ipotesi di tutti i generi, ma non si finanzia la ricerca e non si predispongono adeguati aiuti familiari per i malati, lasciati spesso soli con le loro famiglie.

Qui sotto riporto una notizia che è una flebile speranza per i malati, ma di certo, non è una certezza.  E’ venuto il momento di dare a questa malattia il posto che le spetta nella triste classifica delle malattie degenerative, anche perchè i malati cominciano ad essere sempre più giovani. Si sono registrati casi di malattia di Alzheimer dai 40 anni in su. Certo non è una gara per stabilire chi ha la malattia più grave, ma la demenza di Alzheimer deve essere considerata una patologia grave e non un problema di età (come spesso si vuole catalogarla).

Manuela Valletti

Alzheimer, diagnosi con una scansione al collo

In futuro l’Alzheimer si potrà diagnosticare semplicemente con una scansione del collo, scoprendo la malattia ben 10 anni prima

Una diagnosi dell’Alzheimer in 5 minuti e 10 anni prima che i sintomi si manifestino: secondo alcuni ricercatori basterebbe una scansione del collo per predire la patologia.

Solitamente i campanelli d’allarme dell’Alzheimer iniziano a comparire molti anni prima di arrivare alla demenza e a danni irreversibili per il cervello. Molto spesso però la malattia viene diagnosticata in ritardo, quando ormai è troppo tardi per correre ai ripari. Un nuovo esame però potrebbe rivoluzionare il mondo della medicina, favorendo una diagnosi precoce della patologia.

Secondo alcuni ricercatori inglesi è possibile prevedere l‘insorgenza della malattia 10 anni prima, semplicemente misurando le pulsazioni del collo. Si tratta di un esame che richiede pochissimi minuti, ma che potrebbe salvare molte vite. Lo studio è stato svolto dagli esperti della University College London, nel Regno Unito, che hanno analizzato3mila persone con un’età media pari a 61 anni.

I volontari sono stati tenuti sotto controllo per 15 anni e in seguito i dati raccolti sono stati elaborati. Il risultato? Chi presentava una pulsazione accelerata all’altezza del collo aveva il 50% di possibilità in più di soffrire di Alzheimer nell’arco di 10 anni, rispetto a chi invece presentava un battito più leggero. La spiegazione sarebbe legata al declino dei vasi sanguigni che, in presenza di pulsazioni forti, provocano piccole perdite di sangue nell’encefalo, causando dei danni cognitivi.

“Prima di formulare una diagnosi di demenza, può trascorrere anche molto tempo e l’attesa provoca stress e frustrazione nel paziente – ha svelato Paul Edwars, direttore dei Servizi clinici per la demenza in Gran Bretagna -. È incoraggiante sapere che si sta lavorando allo sviluppo di metodi più rapidi”.

“Quello che sappiamo finora – ha aggiunto Carol Routledge, Direttore dell’Alzheimer Research UK  – è che un corretto afflusso di sangue al cervello è importantissimo e che proteggere il cuore e prevenire disturbi alla circolazione sono associati a un minore rischio di demenza”.